Il vaccino per la leishmaniosi non impedisce al cane di infettarsi. Riduce la probabilità che l'infezione diventi malattia. È una differenza che sembra sottile e non lo è: significa che un cane vaccinato può comunque prendersi il parassita, può risultare positivo a un test, e ha ancora bisogno del repellente.

Detto questo, il numero c'è ed è serio. Vale la pena guardarlo da vicino, insieme a chi lo ha prodotto.

Sul mercato europeo ce n'è uno solo

Per anni le pagine italiane hanno confrontato due vaccini, CaniLeish e LetiFend. Oggi il confronto non esiste più: sulla scheda dell'Agenzia Europea per i Medicinali dedicata a CaniLeish c'è una riga sola che conta — «l'autorizzazione all'immissione in commercio per questo prodotto è stata ritirata».

Resta LetiFend, autorizzato in Unione Europea e classificato dall'EMA come vaccino a proteina ricombinante. Se il tuo veterinario ti parla di «il vaccino», al singolare, è quello.

Il numero: 72%, e cosa misura esattamente

Lo studio registrativo è pubblicato su Vaccine nel 2018 e si può leggere: Fernández Cotrina e colleghi. Il disegno è quello buono — «studio sul campo multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo».

Ecco i fatti, nell'ordine in cui contano:

  • 549 cani, in Francia e in Spagna, naturalmente esposti a due stagioni di trasmissione. Non cani infettati in laboratorio: cani veri, in zone dove i pappataci ci sono.
  • Una singola dose sottocutanea all'anno, di vaccino o di placebo, decisa a sorteggio e senza che né il proprietario né il veterinario sapessero quale.
  • Efficacia complessiva 72% nella prevenzione dei casi confermati di leishmaniosi, in zone endemiche ad alta pressione di malattia.
  • Un cane vaccinato ha una probabilità 5 volte minore di sviluppare un caso confermato e 9,8 volte minore di mostrare segni clinici, rispetto a un cane non vaccinato, sempre in zone ad alta pressione.
  • La riduzione del numero di cani con parassiti non ha raggiunto la significatività statistica: p = 0,0564, cioè per un soffio. Gli autori lo scrivono, e va letto per quello che è — il vaccino agisce sulla malattia, sull'infezione l'effetto è al limite del dimostrabile.

La conclusione degli autori, tradotta alla lettera, è la definizione più precisa di cosa fa questo vaccino: «immunizzazione attiva di cani non infetti a partire da 6 mesi di età, nel ridurre il rischio di sviluppare leishmaniosi clinica dopo infezione naturale».

Ridurre il rischio di sviluppare la malattia dopo essersi infettato. Non impedire di infettarsi.

Chi ha pagato lo studio

Va detto, perché il lettore ha diritto di saperlo e perché nessuna pagina italiana lo scrive: fra i nove autori, due lavorano nella Animal Health Unit di Laboratorios LETI, cioè l'azienda che produce il vaccino.

Questo non squalifica lo studio — randomizzato, in doppio cieco, contro placebo, su 549 cani e due stagioni, è il disegno migliore che si possa chiedere, e le agenzie regolatorie hanno valutato l'intero dossier. Ma è la ragione per cui il dato più prudente da usare è il 72% sui casi confermati, e non le versioni più generose che circolano nei materiali promozionali. E resta vero che una replica indipendente di quella cifra, su cani italiani, non l'ho trovata.

Prima di vaccinare si testa il cane

È il passaggio che salta più spesso, e non è una formalità. La scheda dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è di una riga: i vaccini si usano «solo in animali sani e sieronegativi, in funzione della situazione epidemiologica». E lo stesso documento mette esplicitamente «i cani che devono essere vaccinati contro la leishmaniosi» nell'elenco dei soggetti da sottoporre a controllo.

Il motivo è semplice: il vaccino serve a un cane che il parassita non ce l'ha. Su un cane già infetto non ha senso, e la valutazione di cosa fare diventa un'altra — clinica, esami, eventuale terapia.

Il dettaglio che confonde tutti l'anno dopo

Sempre l'IZSVe, e in nota espressa: «i cani vaccinati per leishmaniosi possono risultare positivi alla sierologia con titoli bassi, in genere non superiori a 1:80 (IFAT)».

Tradotto: l'anno successivo il cane vaccinato fa il controllo, il referto dice «positivo», e il proprietario si convince che il vaccino non abbia funzionato o addirittura che abbia fatto ammalare il cane. Non è così. Quando si prenota il prelievo va detto che il cane è vaccinato, perché quel titolo va interpretato sapendolo — e perché un titolo alto, cioè almeno quattro volte la soglia del laboratorio, quello sì significa un'altra cosa.

Il vaccino non sostituisce il repellente. Mai.

È la parte su cui non c'è disaccordo fra nessuna delle fonti, e il motivo discende da quello che il vaccino fa: agisce dopo che il pappatacio ha punto. Il repellente agisce prima, impedendo la puntura.

Sono due leve diverse sullo stesso problema, e la seconda resta la principale. Nella scheda IZSVe i tempi dei repellenti sono elencati con una precisione che vale la pena riportare, perché contiene la trappola più comune:

PresidioQuando comincia a proteggereQuanto dura
SpraySubito2-3 giorni
Spot-onPoche ore3-4 settimane
CollareAlmeno una settimanaDiversi mesi

Il collare messo il giorno della partenza non copre il primo weekend. Su come si sceglie e si combina la profilassi abbiamo scritto a parte: leishmaniosi nel cane, come si prende e cosa la ferma davvero.

Ha senso vaccinare il mio cane?

Non è una domanda a cui un articolo può rispondere, e chi risponde sì o no senza sapere dove vivi sta tirando a indovinare. Quello che si può fare è mettere in fila gli elementi che spostano la decisione:

  • Dove vive e dove va il cane. Il 72% è misurato in zone ad alta pressione di malattia. In una zona dove il parassita circola poco, il beneficio assoluto è più piccolo, perché è più piccolo il rischio di partenza.
  • Quanto tempo passa fuori la sera. Un cane che dorme in giardino da maggio a ottobre e un cane che alle nove è sul divano non hanno la stessa esposizione, e nemmeno lo stesso guadagno dal vaccino.
  • Se la profilassi con il repellente è davvero costante. Se il collare si perde a giugno e nessuno se ne accorge, il vaccino diventa più importante — non perché sostituisca il repellente, ma perché è l'unica cosa che resta quando il repellente manca.
  • L'età e lo stato di salute. Lo studio riguarda cani non infetti dai 6 mesi in su. Sul singolo cane, con le sue patologie, decide il veterinario.

Domande frequenti

Ogni quanto si ripete?

Nello studio registrativo il protocollo è una singola dose sottocutanea all'anno. La periodicità effettiva e il richiamo li stabilisce il veterinario sulla scheda tecnica del prodotto.

Da che età si può fare?

Lo studio riguarda l'immunizzazione attiva di cani non infetti a partire da 6 mesi di età.

Un cane già positivo può essere vaccinato?

L'indicazione dell'IZSVe è di vaccinare solo animali sani e sieronegativi. Nello studio la ri-vaccinazione di cani risultati sieropositivi si è dimostrata sicura e non ha peggiorato il decorso della malattia, ma è un dato di sicurezza — non un'indicazione a vaccinare un cane infetto. Su un cane positivo la domanda giusta è un'altra: che stadio, e cosa si fa.

Il vaccino può far risultare positivo il test?

Sì, con titoli bassi, in genere non oltre 1:80 in IFAT secondo l'IZSVe. Va comunicato al laboratorio prima del prelievo.

Se vaccino, posso togliere il collare?

No. Il vaccino riduce il rischio che l'infezione diventi malattia; il repellente riduce il rischio di prendersi l'infezione. Il secondo resta la misura principale, e nessuna delle fonti consultate suggerisce di sostituirlo.

Quanto costa?

Il prezzo lo fa il singolo studio veterinario e comprende cose diverse a seconda dei casi — il test preliminare, la visita, la dose. Non ho un listino verificato da citare, quindi non metto una cifra: chiedila al tuo veterinario chiedendo cosa è compreso, non solo quanto viene.

In due righe

Sul mercato europeo resta un vaccino solo, riduce del 72% i casi confermati nelle zone ad alta pressione, non impedisce l'infezione e non sostituisce il repellente. Prima si testa il cane, e dopo averlo vaccinato si dice al laboratorio che è vaccinato.