Le linee guida internazionali sulla leptospirosi dicono di vaccinare tutti i cani, ogni anno, dalle dodici settimane in poi. Non i cani da caccia, non quelli di campagna: tutti. L'aggiornamento ACVIM del 2023 lo scrive senza sfumature — «i vaccini vanno somministrati annualmente a tutti i cani a partire dalle 12 settimane di età, indipendentemente dalla razza», perché l'esposizione «può avvenire indipendentemente da età, area geografica o stile di vita».

E c'è una seconda metà che quasi nessuno mette nella stessa pagina. Uno studio dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie su 1.631 cani sintomatici italiani ha guardato quali ceppi circolano davvero da noi, e conclude che i vaccini disponibili «pur consentendo un'adeguata protezione nella maggior parte dei casi di contatto con leptospire, non riescono a coprire la totalità dei sierogruppi circolanti».

Messe insieme, le due frasi dicono la cosa utile: il vaccino si fa, e non si smette di stare attenti all'acqua ferma.

Quando si va subito, senza aspettare domani

La leptospirosi acuta può passare dal «non è in giornata» al danno renale in poche ore. Questi segni, in un cane che fino a ieri stava bene, sono da veterinario oggi:

  • Beve moltissimo e fa tanta pipì, oppure il contrario — non fa più pipì. Entrambe le direzioni indicano il rene.
  • È abbattuto e non mangia, con o senza febbre. Se non sai come capire se il cane ha la febbre, qui c'è il modo di misurarla davvero.
  • Vomita ripetutamente — anche giallo e liquido — o ha diarrea che non si ferma.
  • Le gengive o il bianco degli occhi tirano al giallo. È il fegato.
  • Dolore quando gli tocchi la schiena o i lombi, o rigidità nel muoversi.
  • Sangue nelle urine, nel vomito o nelle feci.

Nessuno di questi segni è esclusivo della leptospirosi — sono gli stessi di altre malattie serie. Ed è proprio il motivo per cui non si aspetta: la diagnosi la fanno gli esami, non l'occhio.

Come si prende, in concreto

Il batterio esce con l'urina degli animali infetti e sopravvive nell'ambiente umido. Il cane non lo prende dall'aria né dal contatto con un altro cane che tossisce: lo prende dall'acqua e dal terreno bagnato dove quell'urina è finita, attraverso le mucose o una ferita anche minuscola.

Il serbatoio principale, nel mondo, sono i ratti. L'ACVIM riporta un numero che dice tutto sul perché questa malattia non sparisce: nel Rattus norvegicus — il ratto delle fogne, quello delle città — la prevalenza mondiale di infezione stimata è del 30%, e in alcune aree supera l'80%. L'IZSVe aggiunge che la malattia «colpisce molte specie di mammiferi domestici e selvatici, che possono svolgere il ruolo di serbatoio o ospite accidentale»: ricci, topi, animali da allevamento, fauna selvatica.

In pratica, i posti dove un cane si espone sono banali:

  • una pozzanghera ferma da giorni, bevuta di corsa durante la passeggiata;
  • un fosso, un canale, uno stagno, la riva fangosa di un fiume;
  • una ciotola lasciata fuori in giardino, in cui un topo è passato di notte;
  • un'area verde urbana con presenza di roditori — cioè quasi tutte;
  • compost, cumuli di rifiuti, cantieri, terreni allagati.

«Ma il mio cane vive in città»

È l'obiezione più comune, e le fonti la smontano due volte.

L'ACVIM 2023 scrive che la leptospirosi resta diffusa nei cani «compresi i cani di piccola taglia delle aree urbane, i cuccioli anche di sole 11 settimane, i cani geriatrici e i cani delle aree rurali». La lista è messa lì apposta per far cadere l'idea che sia una malattia del cane da tartufi.

L'IZSVe arriva allo stesso punto dall'altra parte: analizzando i casi italiani, i ricercatori scrivono che «i dati anamnestico-epidemiologici raccolti non hanno permesso di individuare specifici fattori di rischio». Tradotto: guardando i cani che si sono ammalati davvero, non è emerso un profilo — non c'era il tipo di cane, la taglia o l'abitudine che spiegasse chi si ammala. Se non esiste il profilo a rischio, non esiste nemmeno il cane fuori rischio.

Il che ha una conseguenza pratica poco simpatica: il ragionamento «vive in appartamento, esce solo sul marciapiede, non gli serve» non è una valutazione del rischio. È una scommessa.

Il vaccino: cosa fa, e cosa non fa

Quello che dicono le linee guida

La raccomandazione ACVIM è secca: annuale, per tutti, dalle 12 settimane. Le ragioni che il documento mette in fila sono tre, e nessuna è «perché è nel pacchetto»: è una zoonosi, cioè passa all'uomo; può essere grave o fatale nonostante la terapia; e l'esposizione non segue la geografia.

Il primo ciclo del cucciolo prevede due somministrazioni, poi il richiamo annuale — a differenza di altre componenti vaccinali, questa non regge tre anni. I costi reali, listino per listino, stanno nella guida sui prezzi dei vaccini per cani.

Quello che il vaccino non copre, in Italia

Qui sta la parte che rende questa pagina diversa dalle altre. I vaccini europei sono bivalenti, trivalenti o tetravalenti: coprono due, tre o quattro sierogruppi, storicamente Canicola e Icterohaemorrhagiae più le aggiunte recenti.

Lo studio IZSVe sui 1.631 cani ha trovato in circolazione, in ordine di prevalenza, Icterohaemorrhagiae, Australis, Sejroe e Pomona, distribuiti su sei diversi sequence type. E in un secondo lavoro dello stesso istituto si legge che la circolazione del sierogruppo Pomona non è coperta da nessun vaccino in commercio.

Questo non è un argomento per non vaccinare, e va detto chiaro: un vaccino che copre i ceppi più frequenti riduce di molto i casi gravi, ed è la ragione per cui le linee guida lo mettono per tutti. È un argomento per non usarlo come alibi. Il cane vaccinato che beve in una pozzanghera stagnante non è un cane protetto al 100%: è un cane con un rischio molto più basso su alcuni ceppi e invariato su altri.

Le tre cose che restano da fare, vaccino o no

  1. Non far bere dalle pozzanghere e dall'acqua ferma. È la singola abitudine con il rendimento più alto. Acqua da casa in borraccia, e la passeggiata si organizza intorno a quello.
  2. Ciotola dell'acqua dentro, o svuotata e sciacquata ogni giorno se sta in giardino.
  3. Controllo dei roditori dove si può — legna, mangimi, compost, rifiuti. Meno topi, meno urina infetta.

La cura, quando arriva presto

La terapia c'è ed è specifica. L'ACVIM indica la doxiciclina, 5 mg per chilo ogni 12 ore per bocca, per due settimane. Il resto — fluidi, supporto renale, nei casi gravi la dialisi — dipende da quanto danno c'è già.

Il messaggio da portare a casa non è il dosaggio, che lo decide il veterinario: è che il tempo è tutto. Una leptospirosi presa nelle prime 48 ore e una presa quando il rene ha già ceduto sono due malattie con due prognosi diverse. Ed è il motivo per cui la lista dei segni sta in cima a questo articolo e non in fondo.

Si attacca alle persone?

Sì, è una zoonosi — ed è una delle ragioni per cui la vaccinazione è raccomandata a tutti. Ma il rischio domestico va dimensionato correttamente, e l'ACVIM lo fa: «sebbene esista il potenziale di trasmissione zoonotica dai cani malati alle persone, il rischio di tale trasmissione appare basso, specialmente quando si adottano le precauzioni di base».

Le precauzioni di base sono quelle che immagini: guanti nel raccogliere le urine di un cane malato, lavaggio delle mani, disinfezione delle superfici sporcate, e niente pulizia a secco della pipì — si diluisce e si disinfetta.

Le categorie umane più esposte, secondo l'IZSVe, non sono i proprietari di cani ma chi lavora o si muove in ambienti umidi contaminati: «allevatori, veterinari, addetti alla macellazione», e poi «cacciatori, escursionisti, pescatori, bagnanti, persone a contatto con allevamenti, terreni agricoli, acque stagnanti, discariche, cantieri».

C'è una stagione della leptospirosi?

Qui preferisco dire cosa non ho trovato, invece di ripetere quello che gira.

Si legge spesso che il picco è a fine estate e in autunno. Nelle fonti che ho aperto quel dato non c'è: le due pagine dell'IZSVe sui cani italiani non nominano la stagione, e l'ACVIM 2023 dice soltanto che la malattia «è particolarmente prevalente nelle regioni con piogge annuali più abbondanti e climi caldi» e che «l'incidenza stagionale varia geograficamente a seconda dei modelli locali di pioggia e dei periodi di temperature sotto zero».

Quindi la risposta onesta è: il rischio segue l'acqua, non il calendario. Dopo giorni di pioggia, con le pozzanghere ferme e i fossi pieni, l'esposizione sale — che sia settembre o maggio. Un inverno gelato la abbassa. È un criterio più utile di un mese, perché lo puoi guardare dalla finestra.

Domande frequenti

Il cane vaccinato può prendere la leptospirosi?

Sì, può. Il vaccino copre alcuni sierogruppi, e in Italia ne circolano anche di non coperti — Pomona in primo luogo. Nella maggior parte dei contatti la protezione è adeguata, ma non è totale, ed è per questo che le abitudini contano ancora.

Ogni quanto si rifà?

Ogni anno. È la raccomandazione esplicita dell'ACVIM 2023, dalle 12 settimane di età in poi, per tutti i cani.

Il mio cane beve sempre dalle pozzanghere, cosa faccio?

Portati l'acqua e offrigliela prima che cerchi la pozzanghera: un cane che ha appena bevuto è molto meno interessato. Sul resto vale l'addestramento normale, ma la prevenzione vera è arrivare prima della sete, non correggere dopo.

Si guarisce?

Con una diagnosi precoce e la terapia giusta molti cani guariscono, anche fra quelli che arrivano con un'insufficienza renale acuta e hanno bisogno di supporto intensivo. Il fattore che pesa di più è quanto tempo è passato prima della diagnosi.

In due righe

Vaccinare tutti i cani ogni anno è la raccomandazione, e vale anche per il barboncino che vive al terzo piano. Ma il vaccino non copre tutti i ceppi che girano in Italia, quindi la pozzanghera resta una pozzanghera: acqua da casa, ciotola pulita, e al primo cane che beve tanto, non mangia ed è spento, si va oggi.

Questo articolo non sostituisce una visita. Le fonti citate sono linee guida per medici veterinari e pubblicazioni di un istituto zooprofilattico: servono a capire su quali criteri si decide, non a decidere da soli.